Quindici
La mattina a Castelluccio di Norcia è silenziosa e tranquilla, anche se da qualche mese la terra è inquieta e spaventosa.
All’inizio dell’autunno, la fioritura per cui il parco dei Monti Sibillini è famoso, è finita; i turisti sono tornati a casa, le lenticchie sono state raccolte e la piana è percorsa solo da qualche pastore.
Alle 7:04 del 30 Ottobre 2016 la terra sotto la piana inizia a tremare; la scossa continua per almeno 15 secondi, un tempo che sembra infinito.
Sul monte Vettore si apre una faglia lunga diversi kilometri e il fronte occidentale frana; il terreno su cui poggia il borgo si abbassa di 70 centimetri, le pietre dei muri stridono, cedono, e oltre il 60% delle case crolla.
Più a valle, nel comune di Norcia, i danni alle abitazioni sono più limitati, ma il patrimonio artistico è profondamente colpito: sono in rovina quasi totale la Basilica di San Benedetto, di cui resta in piedi solo la facciata, le mura medievali e la Cattedrale.
Molti edifici sono inagibili e dovranno essere demoliti, gli abitanti vengono sfollati e le attività produttive si interrompono quasi del tutto; la seconda per importanza tra queste, il turismo, soffre un calo del 94% rispetto agli anni pre-sisma.
Il territorio è ferito nel profondo.
Con il tempo, però, la comunità inizia lentamente a riprendersi la sua terra: le attività riaprono in prefabbricati auspicabilmente temporanei, quello che rimane degli edifici storici viene messo in sicurezza e anche le presenze turistiche aumentano.
Durante quei lunghissimi quindici secondi in cui l’otturatore della macchina fotografica rimane aperto, fisso sulla gabbia che proteggerà per sempre la facciata della Basilica, i passi dei visitatori bastano a riempire di vita l’immagine; e a ricordarci la fragilità della terra a cui ci affidiamo.
ANNO
2023













