Atlante
del terzo Eden

Il primo Eden appartiene al mito: quello perfetto, in cui l’uomo viveva in simbiosi con la Natura ed era parte del tutto, di un sistema circolare e in equilibrio; quello che abbiamo dimenticato di aver conosciuto.

 

Abbiamo poi creato il secondo, sintetico e posticcio, per il nostro solo piacere: confondendo comfort con libertà e arroganza con forza, abbiamo alzato un muro senza chiederci se fossimo dal lato giusto, rendendo la Natura spesso caricatura di sé stessa. È il finto paradiso che abbiamo poi chiamato Antropocene, il prodotto di scarto di quel sistema occidentale che prometteva benessere diffuso e crescita infinita, ma che si è rivelato intrinsecamente insostenibile.

 

Venendo meno le nostre certezze, una resta: siamo a un punto di svolta. Ci chiediamo se esisterà un terzo Eden, e quale forma avrà. Ne cogliamo già i segni, nel ritorno — a volte violento — della Natura ai suoi spazi e ai suoi equilibri.

E ci tormentano nuove domande: ne faremo parte, e a quale prezzo? A cosa sapremo rinunciare, cosa avremo la forza di cambiare? Perché è ormai chiaro che non siamo indispensabili, neanche a noi stessi.

 

 

Se guardiamo solo ai grandi eventi catastrofici e alle macro-cause ci sentiamo piccoli e impotenti. Forse allora il punto di partenza è nelle piccole cose: riconoscere le contraddizioni che ci sostengono e ci imprigionano, i compromessi paradossali in cui troviamo conforto. Da lì possiamo ricominciare, come individui e come specie: riconoscendo la menzogna, accettando la colpa, rivalutando le nostre piccole azioni per immaginare una nuova simbiosi con la Natura.

ANNO

2024-2025